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LA CITTA' DEI VIVI, il film di TSUKAMOTO e il documentario sul Kabuki di Miike - Daily Venezia #3

LA CITTA' DEI VIVI, il film di TSUKAMOTO e il documentario sul Kabuki di Miike - Daily Venezia #35 Sept19 min

<p>Terzo giorno a Venezia 2026: un film francese in concorso che non doveva esserci, Tsukamoto fuori dal suo elemento, il sorprendente documentario di Miike sul Kabuki e La città dei vivi senza punto di vista.</p><p> Acquista &quot;Fare film è un inferno&quot;: https://bit.ly/InfernoUTET </p><p>15-18 Place to Heal è l&#39;ennesimo film francese istituzionale — stavolta un reparto psichiatrico per adolescenti — di quella tradizione nata con La Classe: finzione che racconta come funzionano le istituzioni, con personaggi tutti virtuosi, cuori sempre nel posto giusto e scrittura da fiction televisiva. Il ricatto morale di raccontare contesti difficili non basta a fare un buon film. Inspiegabilmente in concorso.Mr. Nelson Did You Kill People di Tsukamoto completa quella che sembra una trilogia ideale sulla guerra, dopo Fires on the Plane e il bellissimo Killing. Ma stavolta Tsukamoto esce dal suo territorio: un film in inglese su un reduce del Vietnam con PTSD, ambientato negli anni 70-90, con Geoffrey Rush psicologo. Tutto ciò che lui sa fare — i flash, il sound design ossessivo, il contrasto carne/acciaio — è ridotto a condimento. La storia non funziona, la regia non frutta. Manca il ferro, manca il film.Il documentario di Takashi Miike sul Kabuki — il primo che abbia mai girato — è la sorpresa della giornata. Racconta l&#39;ultimo erede della famiglia Ichikawa Danjuro, 700 anni di storia, una dinastia considerata maledetta per le morti premature che l&#39;hanno colpita. Il 13esimo porta l&#39;innovazione all&#39;estremo: fa 13 ruoli invece di 10, inclusa una scena in cui interpreta simultaneamente l&#39;accoltellato e l&#39;accoltellatore con cambi di costume fulminei. Molto meglio di quanto fosse in concorso.La città dei vivi nasce dal romanzo-inchiesta di Nicola Lagioia su un omicidio efferato e inspiegabile. Il film arriva senza il nome di Luca Guadagnino (produttore originale) né quello dei fratelli D&#39;Innocenzo (sceneggiatori originali): tutti hanno tolto il nome, cosa rarissima. Il risultato è un film tecnicamente ben fatto, con buone prove attoriali, che dedica tutto il tempo alla vita ordinaria della vittima — e arriva alla fine senza un punto di vista, senza una lettura, senza personalità. Un trailer lunghissimo di un film che non inizia mai. </p><p>Montaggio e riprese: Bianca Ferrari</p><p> #FestivalDiVenezia2026 #Venezia83 #TakashiMiike #ShinyaTsukamoto #LaCittàDeiVivi #MostraDelCinema #CriticaCinematografica #VeneziaDailyVlog</p>