Alice

← Aliceil y a 5 jours · 1 h 01 min

Storie vere, o quasi

Storie vere, o quasiil y a 5 jours1 h 01 min

Un autore e un’autrice pressoché coetanei, di quella generazione di quarantenni che anima la letteratura europea oggi. Due libri completamente diversi, eppure uniti dalla ricerca di storie autobiografiche – entrambe lo sono, ma con diversi gradi di finzione al loro interno.

È vicina allo zero quella inserita dalla scrittrice belga Lara Taveirne dentro L’ultimo viaggio di mio fratello Wolf, in cui viene raccontato il suicidio realmente accaduto del fratello minore dell’autrice, più di un decennio or sono: a 18 anni, Wolf fece perdere le sue tracce, si inoltrò nella foresta lappone, e si lasciò morire. Quando il suo corpo fu ritrovato, sei mesi dopo, aveva con sé un taccuino, ben protetto, nel quale aveva raccontato il suo ultimo viaggio. Una storia straordinaria e terribile, che l’autrice ha trovato il coraggio di raccontare: ne è uscito un libro tanto commovente quanto divertente, e in definitiva pieno di vita (se perdonate la frase fatta).

Probabilmente più alta la percentuale di invenzione contenuta in Una splendida rovina, l’ultimo romanzo di quel Vincenzo Latronico che nell’ultimo lustro è diventato uno degli scrittori italiani più apprezzati fuori dai confini della Penisola, soprattutto grazie a Le perfezioni, candidato all’International Booker Prize l’anno scorso e capace di vendere 200.000 copie nel mondo anglosassone. Una splendida rovina torna sulle ansie di una generazione, quella di chi oggi ha tra i trenta e i quarant’anni, ed è la cronaca di un fallimento al rallentatore: quello di una coppia di ragazzi innamorati che decide di acquistare e rimettere a nuovo un casale nella campagna tedesca.

C’è molta realtà autobiografica anche nel consiglio di lettura della settimana, affidato come sempre alla scrittrice Giuliana Altamura: in Parlavo una lingua di neve (L’Orma Editore) Caroline Dawson racconta la sua esperienza di migrazione dal Cile di Pinochet al Canada, avvenuta nel corso degli anni Ottanta. Un’autobiografia sociologica in cui il personale diventa inevitabilmente politico.